Gina La Mantia, www.ginalamantia.ch, PS-Ticino

Gina La Mantia
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Gina La Mantia


ginalamantia.ch
gina@ginalamantia.ch

candidata no. 87
al Gran Consiglio
Lista no. 4
Facebook page: Gina La Mantia

La cura del prossimo al centro di un programma congiunturale

8 giugno 2020
Egregio Presidente,
Egregi Consiglieri di Stato,
Care colleghe e cari colleghi,

La crisi del Covid lo dimostra in tutta chiarezza, ed è stato ricordato anche dal Consigliere di Stato De Rosa nel suo esposto: una parte significativa del lavoro indispensabile, del lavoro che effettivamente tiene in piedi la nostra società e che garantisce la nostra sopravvivenza, è svolto da donne. Si tratta di lavori troppo poco riconosciuti, spesso malpagati al limite della dignità oppure non pagati del tutto. E proprio queste donne e figure professionali rischiano ancora una volta di essere fortemente esposte alla crisi economica che seguirà a quella sanitaria.

Il 86 per cento del personale di cura, il 92 per cento di chi lavora nel settore della prima infanzia e il 66 per cento del personale del commercio al dettaglio sono donne. Quando tutto si ferma, quando lo Stato proclama il Lockdown, sono loro che continuano a lavorare. Si espongono tutti giorni al pericolo del contagio, il Home-Office per loro non è un’opzione. Ma non lo è neanche per le parrucchiere, per chi lavora nella gastronomia o nelle pulizie: altri settori con una forte presenza femminile, poco pagati e troppo volte con contratti precari.

Per non dimenticare tutto il settore del Lavoro di Care, perdonatemi il terzo anglicismo in questo mio esposto. Il Lavoro di Care che comprende la cura dei bambini, dei famigliari e parenti anziani o malati e il lavoro domestico. Oltre il 60 per cento di questo lavoro viene svolto da donne. È un lavoro non pagato, ma è di fondamentale importanza per la nostra società, ancor di più in tempi di crisi, quando le scuole chiudono e i nonni non possono più occuparsi dei nipotini. Ed è proprio in questa situazione che molte famiglie, e in particolare molte donne, si ritrovano a dover da una parte occuparsi dei figli e seguire con loro l’insegnamento a distanza, ma d’altra parte a dover svolgere il loro lavoro da casa, in modalità telelavoro.

Una situazione che ha portato molte famiglie ai propri limiti. Benvenga il datore di lavoro che – in questa situazione straordinaria - riconosce il tempo di accudimento dei bambini come tempo di lavoro. Ma ce ne sono pochi.

Penso si possa dire, egregi Consiglieri di Stato, che le donne abbiano dato un contributo molto significativo per superare la crisi, e continuano a darlo. Come mai allora, ci si chiede, le donne sono così poco presenti in quelle discussioni che dovranno definire la ripartenza del nostro Cantone? Come mai alle diverse sollecitazioni delle associazioni femminili sulla questione dei “tavoli degli esperti”, inclusive anche di donne e delle molteplici realtà toccate, il governo tace? I lavori, si sa, sono iniziati, ma sembrano avvolti nel mistero. La stampa non ne parla, informazioni dirette dal Consiglio di Stato non ce ne sono, se non il breve accenno molto blando appena datoci dal Consigliere di Stato Vitta poco fa. Quante donne ne fanno parte di questi tavoli? Il personale sanitario e di cura è rappresentato? Le educatrici, le insegnanti, le madri, le cassiere dei supermercati, il personale della logistica e delle pulizie - avranno voce in queste trattative?

In questa crisi abbiamo visto che il nostro sistema economico poggia su piedi d’argilla. C’è un divario che separa l’importanza di un lavoro svolto e il riconoscimento che si riserva a queste categorie professionali. Ed è in grandi linee lo stesso divario che separa il lavoro cosiddetto “tipicamente femminile” da un salario giusto e condizioni di lavoro adeguate. Se vogliamo una ripartenza solida e sostenibile, sarà indispensabile dare voce e ascolto alle donne, e il giusto valore al loro lavoro. La crisi economica che si affaccia alla finestra deve essere affrontata in modo solidale, e non deve assolutamente portare a nuove misure di austerità a loro discapito. Le donne, il Lavoro di Care e le professioni cosiddette “tipicamente femminili” devono essere al centro di un programma congiunturale – per il bene della società tutta. Solo così ne usciremo rinforzati.
Intervento mio in Gran Consiglio, durante il dibattito sulla crisi della Covid-19, 25 maggio 2020


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