Gina La Mantia, www.ginalamantia.ch, PS-Ticino

Gina La Mantia
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Gina La Mantia


ginalamantia.ch
gina@ginalamantia.ch

candidata no. 87
al Gran Consiglio
Lista no. 4
Facebook page: Gina La Mantia

Violenza domestica: Il Gran Consiglio vuole pi¨ protezione per le vittime!

23 giugno 2021
Stimato Presidente, Stimati Consiglieri di Stato, Colleghe e colleghi,

Domenica di una settimana fa Ŕ successo di nuovo: a Leukerbad nel Canton Vallese un uomo ha ucciso sua moglie e si Ŕ suicidato di seguito. Si tratta del 15esimo femminicidio in Svizzera in quest'anno di cui non siamo ancora arrivati a metÓ. La statistica della polizia sui reati nell'ambito della violenza domestica dell'anno 2020 indica in Svizzera un numero in rialzo sia dei casi di violenza domestica in generale (20'123 segnalazioni), sia dei femminicidi (28 femminicidi consumati, 86 tentati).

Non credo servano molte altre parole per illustrare la pertinenza dei tre atti parlamentari in discussione: le due mozioni che trattano il tema della violenza sulle donne, con delle richieste precise per migliorare la prevenzione, la protezione e l'aiuto alle vittime, e una mozione che invece si focalizza sull'altro aspetto importante della violenza domestica: la presa a carico di un potenziale autore - o di una potenziale autrice - di atti di violenza, prima che sia passato - o passata - all'atto.

Vorrei quindi ringraziare chi ha presentato le mozioni per aver sollevato il tema, ma vorrei anche ringraziare la Commissione sanitÓ e sicurezza sociale che su questo tema ha voluto fare degli approfondimenti, conoscere meglio almeno alcuni aspetti della complessa realtÓ di servizi che lavorano sul fronte e che giornalmente si confrontano con le vittime di violenza domestica e il loro vissuto. Alle collaboratrici e ai collaboratori di questi servizi va, altrettanto, un grande ringraziamento per l'intelligenza e la tenacia con cui portano avanti il loro impegno di non lasciare sole le vittime di violenza, persone in uno stato di bisogno e spesso profondamente traumatizzate. ╚ anche grazie all'insistenza di queste persone al fronte, al loro lavoro di sensibilizzazione e alla loro pressione politica che oggi si Ŕ un po' tolto il velo del tab¨ e si parla del tema.

La violenza di genere Ŕ una piaga trasversale che si manifesta senza distinzione in tutte le classi sociali e culturali della popolazione. Un fenomeno devastante per chi ne Ŕ toccato e discriminatorio in quanto svilente della donna in quanto tale.

Con la ratifica nel 2017 della Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne e la violenza domestica, la Svizzera ha fatto un grande passo in avanti, sottoscrivendo l'impegno di mettere in atto, con un approccio globale e olistico, delle misure efficaci ed esaustive di prevenzione dalla violenza, di protezione delle vittime e di perseguimento penale.

Ma anche il Ticino ha intrapreso dei passi importanti. Il tema della violenza domestica, ritenuto dal Consiglio di Stato una prioritÓ, Ŕ stato inserito nell'attuale Programma di Legislatura. Dal 1░ aprile 2020 Ŕ attiva presso la Divisione della giustizia una figura dedicata, con la funzione di coordinamento istituzionale e con il compito di elaborare un piano d'azione cantonale in funzione dell'applicazione della Convenzione di Istanbul su modello di quanto giÓ fatto da altri Cantoni, considerando le esigenze del nostro Cantone.

Nel corso degli approfondimenti e audizioni, la Commissione sanitÓ e sicurezza sociale ha potuto farsi una sorta di fotografia - certamente non completa - della situazione e del lavoro svolto delle strutture dedicate alla violenza domestica in Ticino.

Vorrei a questo punto soffermarmi su alcuni problemi che sono emersi nel corso dei lavori.

Per quanto riguarda i numeri di picchetto per le vittime di violenza domestica in cerca di protezione, al momento attuale in Ticino ce ne sono due. Uno della Casa Arm˛nia nel Locarnese e uno della Casa delle Donne a Lugano. Questi numeri sono difficili da trovare in una situazione di emergenza. Bisogna andare sul sito internet o avviare una ricerca su Google, e i numeri non sono gratuiti. Le vittime di violenza perci˛ si rivolgono spesso alla polizia. Ma, per vari timori, non tutte le donne che vogliono allontanarsi dal proprio domicilio in una situazione di violenza vissuta desiderano porgere denuncia e per questo loro non si rivolgono alla polizia.

Inoltre, durante la fase di Lockdown di questa pandemia c'era una grande preoccupazione per le donne che non potevano uscire nÚ telefonare.

Visti gli sviluppi a livello federale sull'oggetto di una linea verde per le vittime di violenza domestica, contenuto in due delle mozioni in discussione, e considerato che un tale servizio, per essere efficace, necessitÓ di importanti risorse e precise competenze, la Commissione sanitÓ e sicurezza sociale con questo rapporto incarica il Consiglio di Stato ad adoperarsi proattivamente presso la Conferenza svizzera contro la violenza domestica (di cui Ŕ membro) per una veloce attuazione di un numero verde nazionale di consulenza professionale, disponibile online e telefonicamente 24 ore su 24 e di facile accesso.

Per quanto riguarda l'occupazione delle case protette, si nota un'apparente contraddizione: da una parte le segnalazioni in polizia per violenza domestica aumentano - sono, attualmente, in media tre segnalazioni al giorno - dall'altra parte l'occupazione delle case protette Ŕ in calo. Si ipotizza che la causa potrebbe essere legata all'introduzione dell'art. 9a della Legge sulla polizia, che prevede la possibilitÓ di allontanamento per 10 giorni del partner violento dal proprio domicilio.

Anche se la Legge stabilisce che la vittima e la persona allontanata vengano informati sui centri di consulenza e sostegno e sulle offerte di terapia, succede spesso che l'informazione cada nel vuoto e che la vittima rimanga sola a casa senza chiedere aiuto. Da qui la richiesta formulata nel rapporto di potenziare le strutture esistenti. Consegnare un dÚpliant con le informazioni spesso non Ŕ sufficiente, bisogna poter avvicinarsi proattivamente alle vittime per informarle sulle possibilitÓ di sostegno a cui hanno diritto ad accedere.

Ma le case protette necessitano di un potenziamento anche per poter intervenire tempestivamente sui traumi psicologici e per offrire delle consulenze con operatori sociali, favorendo in tale modo l'emancipazione della vittima dal suo partner violento. ╚ inoltre in atto alla Casa delle Donne di Lugano anche un progetto sulla violenza assistita, e cioŔ un lavoro con i bambini che, loro malgrado, hanno dovuto assistere alle scene di violenza in famiglia. Per tutto ci˛, bisogna prevedere un maggior numero di figure professionali con delle competenze in questi ambiti.

Per questo motivo la Commissione sanitÓ e sicurezza sociale, con questo rapporto, chiede un potenziamento delle strutture protette per le vittime di violenza domestica.

Un altro problema rilevato durante le audizioni con le esperte del settore, e cioŔ le collaboratrici delle case protette in Ticino, Ŕ di tipo finanziario. Il soggiorno di una vittima di violenza in una struttura protetta per i primi 35 giorni Ŕ finanziato dal Servizio aiuto alle vittime attraverso la Legge sull'aiuto alle vittime. Dopo i 35 giorni, alla vittima viene fatturato una spesa di 30 franchi al giorno per lei stessa, e di 20 franchi per ogni bambino. La permanenza media nelle case protette Ŕ per˛ di due mesi, e varia molto da caso a caso. Raramente in 35 giorni si riesce a risolvere la situazione, trovare una sistemazione abitativa e/o un lavoro per la vittima. Nel 2020, a causa della pandemia, la permanenza media si Ŕ prolungata ulteriormente a tre mesi.

La Commissione sanitÓ e sicurezza sociale ritiene sia importante sostenere le donne al meglio nel loro percorso di emancipazione e distacco dal partner violento, senza dover chiedere loro un contributo alle spese, che molte non sono in grado di coprire. Il fatto che alla vittima possa rimanere accollato un debito dopo aver cercato rifugio non solo urta il senso di giustizia, ma Ŕ anche controproducente. Per questo motivo, la Commissione auspica che a livello cantonale si trovi una soluzione per esonerare la vittima dal costo di un suo soggiorno prolungato in una struttura protetta.

Dopo aver fatto gli approfondimenti e discusso al suo interno degli esiti degli stessi, la Commissione invita il Parlamento di accogliere parzialmente le richieste delle mozioni n. 1410 e n. 1520 che trattano il tema della prevenzione, della protezione e dell'aiuto alle vittime.

Oltre alle richieste appena formulate, la Commissione con il suo rapporto incarica il Consiglio di Stato ad avviare, nell'ambito del Piano d'azione contro la violenza domestica, una campagna d'informazione, sensibilizzazione, formazione e prevenzione, come tra l'altro anche accennato nel Messaggio n. 7793 del Consiglio di Stato e indicato nel "campo d'azione 2" della Roadmap contro la violenza domestica della Confederazione e dei Cantoni del 30 aprile 2021.

Per dare alle vittime di violenza maggior possibilitÓ di chiedere aiuto in una situazione d'emergenza in cui - Ŕ tristemente noto - la vita pu˛ essere in pericolo, con questo rapporto si incarica il Consiglio di Stato di approfondire, in collaborazione con la Conferenza svizzera contro la violenza domestica, l'introduzione di un sistema di allerto che preveda la possibilitÓ per le donne di recarsi presso farmacie o altri luoghi dedicati e chiedere aiuto attraverso una parola chiave. ╚ una soluzione che in altri Paesi europei Ŕ stato implementato. La proposta Ŕ giÓ in discussione in seno alla Conferenza, la stessa ha svolto un indagine presso i Cantoni che si sono generalmente espressi in modo positivo.

Per concludere, ma non per ultimo in ordine d'importanza, arrivo alla mozione n. 1290 che chiede una miglior presa a carico di potenziali autori di violenza domestica, studiando - cito dalla mozione - la possibilitÓ di creare una casa d'accoglienza e ascolto per uomini soli. Si tratta di fornire un luogo per l'accoglienza laddove si presenti una situazione precaria, prima che divenga disperata, per l'ascolto e l'accompagnamento di una sofferenza, prima che si risolva in un gesto irreparabile in ambito domestico contro le donne o i minori.

Il messaggio governativo sulla mozione, pur ritenendola "evasa", cita come luoghi di prevenzione per uomini a rischio di diventare autori di violenza unicamente i consultori famigliari, la struttura d'accoglienza per i senzatetto Casa Astra a Mendrisio e il progetto (nel frattempo realizzato) di Casa Martini a Locarno, e si fa riferimento a un servizio di sostegno e consulenza e alle due camere messe a disposizione presso l'Ufficio dell'assistenza riabilitativa per autori/autrici di violenza − questi servizi sono per˛ unicamente a disposizione a fatti avvenuti, e non preventivamente.

La Commissione sanitÓ e sicurezza sociale ritiene che questo non sia sufficiente. Con questo rapporto propone di accogliere la richiesta, invitando il Consiglio di Stato di valutare, nell'ambito del Piano d'azione contro la violenza domestica, l'opportunitÓ e la necessitÓ di creare delle strutture di sostegno e accoglienza temporanea per persone a rischio di diventare autori di violenza. Un modello valido potrebbe essere il progetto "ZwŘscheHalt" con delle strutture protette per uomini − siano essi autori o vittime di violenza domestica − a Berna, Lucerna e Zurigo.

Per concludere, ringrazio ancora tutte le persone che si impegnano al fronte per l'aiuto alle vittime di violenza, le collaboratrici e i membri di comitato delle case protette, il servizio di aiuto alle vittime, la polizia, ma anche chi si occupa a livello istituzionale con serietÓ e responsabilitÓ in questo ambito delicato. Ringrazio la commissione per la sensibilitÓ dimostrata, e i mozionanti per aver insistito con i loro atti su un tema che va affrontato con decisione. Infine, ringrazio questo Parlamento per l'attenzione e per l'appoggio che vorrete dare a questo rapporto.

Link al rapporto della Commissione SanitÓ e sicurezza sociale: https://bit.ly/3xLqBFu
il mio intervento da relatrice in Gran Consiglio, 22 giugno 2021


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