Gina La Mantia, www.ginalamantia.ch, PS-Ticino

Gina La Mantia
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Gina La Mantia


ginalamantia.ch
gina@ginalamantia.ch

candidata no. 87
al Gran Consiglio
Lista no. 4
Facebook page: Gina La Mantia

Una giornata per la vita: un attacco subdolo alla libertà delle donne

14 marzo 2019
La mozione di Luca Pagani e Fabio Bacchetta Cattori che chiede “l'istituzione a livello cantonale di una giornata per la vita il 25 marzo di ogni anno” ha le sue origini, come ha già bene illustrato la relatrice di minoranza Lisa Bosia Mirra, in un atto parlamentare depositato nel lontano 2009 e rimasto inevaso nei cassetti, che chiedeva di istituire “una giornata senza aborti”.

Nella nuova versione, la mozione si mette un'altra veste, abolisce del tutto la parola “aborto” e cerca in tale modo di apparire meno ideologica, meno legata alla religione cattolica, anzi, addirittura un po’ laica. Peccato che nonostante questi sforzi, l’intento rimane palese, e questo perché le parole, in ogni caso, hanno un significato. Cosa esce, se immettiamo il titolo della mozione “Una giornata per la vita” nel motore di ricerca Google? Esce per primo il sito del Consiglio episcopale, esce in secondo luogo un sito dell’ufficio nazionale per la pastorale della famiglia, esce Avvenire.it, poi il sito antiabortista “Movimento per la Vita” e di seguito altri siti di dubbia provenienza, ma sempre di stampo cattolico-antiabortista.

In quanto donna io non posso che respingere con veemenza questo pur sottile, pur mascherato attacco al diritto all’interruzione volontaria della gravidanza e al diritto di decidere noi donne sul nostro corpo. Penso che la Svizzera progressista, illuminata ma anche molto pragmatica e realistica abbia trovata la soluzione migliore per permettere alle donne di interrompere una gravidanza non voluta nei termini giusti e con un accompagnamento medico e psicologico adeguato. Le statistiche, già esposte dalla mia collega Lisa Bosia nel suo rapporto, lo dimostrano: l’interruzione volontaria della gravidanza in Svizzera e in Ticino è, infatti, da anni in progressiva diminuzione.

Sia la mozione che il rapporto di maggioranza, inoltre, peccano di superficialità e cementificano dei luoghi comuni privi di ogni base: si sollevano sommariamente temi quanto il suicidio, la violenza di genere, la pedofilia, lo stupro, la microcriminalità e addirittura la fame nel mondo e si mette sopra a tutti questi fenomeni l’etichetta “banalizzazione della vita”, che sarebbe da risolvere con questa giornata. Chiederei un po’ di serietà, colleghe e colleghi. Il suicidio non è una banalizzazione della vita, ma piuttosto un atto di disperazione, oppure una libera scelta di una persona, la violenza di genere non si basa certamente su una presunta banalizzazione della vita, ma su un concetto del tutto sbagliato dei rapporti tra uomo e donna, ed è un abuso di potere.

Noi, nel nostro modesto ruolo di Parlamentari cantonali abbiamo sì delle responsabilità per rendere la vita migliore anche alle persone emarginate, a quelle cadute in povertà, a quelle che non trovano lavoro e dignità e a quelle picchiate e maltrattate. Ma la nostra responsabilità consiste nelle nostre scelte politiche e sono molto concrete: ad esempio, non tagliare sugli aiuti sociali, non diminuire gli AFI/API alle famiglie, adoperarsi per un salario minimo e condizioni di lavoro corretti, sostenere i consultori e le case protette per le donne in modo più sostanziale e impegnarci seriamente per la parità di fatto, poiché, e questo è un dato con una base scientifica, una società paritaria è una società non solo più felice, ma anche meno violenta.

Tutt’altro ci vuole quindi. Questa proposta di una giornata per la vita risulta essere, nei migliori dei casi, un’operazione di marketing pre-elettorale, ma anche un subdolo attacco alla libertà e all’autodeterminazione delle donne che il nostro gruppo non condivide.
il mio intervento di oggi in Gran Consiglio


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